Una cura per l’ipoacusia? parte 3/4

Una cura per l’ipoacusia? parte 3/4

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Una cura per l’ipoacusia? parte 3/4
Il Dr James Baumgartner, sostenitore di questo studio nonché ricercatore presso l’University of Texas Health Science Center of Houston Medical School, ci spiega perché è così importante trovare una terapia per i bambini così piccoli. “I bambini dice hanno solo 18 mesi per acquisire le loro capacità linguistiche. Se un bambino non sente bene non riesce a sviluppare le abilità necessarie per imparare a parlare normalmente”.
Lo conferma il collega Dr Samer Fakhri, autore principale dello studio. “Attualmente afferma l’unico modo per trattare l’ipoacusia neurosensoriale consiste nell’utilizzo degli apparecchi acustici o degli impianti cocleari. Speriamo che il nostro lavoro possa aprire nuove strade per il trattamento dell’ipoacusia infantile”.
Dopo questi annunci, però, è iniziata quasi una fase di silenzio stampa. È stata diffusa soltanto l’informazione che la fase di selezione dei partecipanti si sarebbe con:usa con successo, ma le nostre richieste di ulteriori approfondimenti, circa i progressi dello studio, sono rimaste finora senza risposte, cosa forse comprensibile. insomma, non vediamo l’ora di saperne qualcosa di più.
Un mondo senza sordi? In attesa di notizie più o meno rivoluzionarie va detto che c’è chi dimostra non poco scetticismo verso le ipotesi di una cura dell’ipoacusia. È il caso di Karen Putz, mamma e blogger statunitense, sorda fin dalla nascita, i cui figli, fratelli e genitori soffrono di ipoacusia profonda o di sordità. “Sono una mamma sorda con tre figli sordi si descrive sul suo blog anche mio marito non sente. Nonostante questo, abbiamo un terrier molto carino, dall’udito finissimo, che è capace di sentir sbadigliare un coniglio anche a mezzo miglio di distanza”.
Parlando in modo più serio, però, Karen Putz non nasconde le sue perplessità per quanto riguarda lo studio texano. “Ho passato gli ultimi 26 anni a costruirmi una vita e ad abituarmi all’idea che la mia ipoacusia profonda si era ormai trasformata in sordità totale. È stato un percorso lungo e difficile si sfoga da teenager cercavo di nascondere i segni della mia ipoacusia. Poi, a 19 anni, diventata completamente sorda, ho imparato a fare i conti con la realtà. Non nascondevo più il mio problema. Ho iniziato a farmi carico della situazione, ad ‘abbracciarla’, per così dire, considerandola un mondo nuovo, tutto da scoprire, anche tramite l’apprendimento della lingua dei gesti. Oggi posso dirlo: grazie alla sordità i miei orizzonti si sono aperti, per me quel cambiamento è stato una benedizione. Sono riuscita a vederlo come un dono che ho imparato ad apprezzare sempre di più”.

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