Lo studio della Medical University sulla connessione tra perdità dell’udito ed età: i partecipanti e le misure

Lo studio della Medical University sulla connessione tra perdità dell’udito ed età: i partecipanti e le misure

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Lo studio condotto dalla Medical University of South Carolina sulla connessione tra perdita dell’udito ed età, i cui risultati sono stati presentati a HEAL 2014 dalla dottoressa Judy Dubno, ha origini nel 1998 quando furono reclutati un numero consistente ed eterogeneo di soggetti, con età fino a 90 anni.
I criteri di inclusione nel programma sono stati:
possedere una capacità uditiva tale da presentare risultati misurabili
essere maggiorenni
non avere nessuna malattia otologica attiva
avere un buono stato di salute generale
non avere nessun declino cognitivo significativo
non avere nessuna evidenza di ipoacusia conduttiva
Le misure sono state effettuate con una cadenza variabile da uno a tre anni. Al fine di considerare nello studio le modifiche simultanee nelle soglie di toni puri nel corso del tempo, per calcolare un punteggio previsto, ogni singolo punteggio è stato convertito in una metrica parlato-udibilità ponderata per importanza.

Il protocollo di ricerca è stato pensato basandosi su una vasta gamma di misure:

rilevamento dei toni puri
la funzione uditiva periferica e centrale
rilevamento delle alte frequenze
la funzionalità dell’orecchio medio
i potenziali evocati uditivi del tronco encefalico
la funzionalità cocleare
la comprensione del discorso semplice e complesso nel silenzio e nel rumore, di singole parole e di frasi, con l’uso di un orecchio e di entrambi;

questionari di autovalutazione
sulla propria storia sanitaria audiologica e sull’utilizzo di apparecchi acustici
sulla storia personale di esposizione al rumore
sull’handicap uditivo
sugli acufeni
sull’assunzione di farmaci prescritti e da banco
sulla manualità e sulla familiarità all’ipoacusia
sul fumo

misure cognitive
sull’attenzione
sulla memoria di lavoro
sulla velocità di elaborazione e sul carico di lavoro percepito;

Nel complesso per lo studio si è potuto disporre di 1.438 partecipanti: il 76% di questi era ultrasessantenne, il 55% donna e il 27% rappresentante di minoranze etniche e razziali.

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