Gli otoliti e la vertigine posizionale parossistica benigna

Gli otoliti e la vertigine posizionale parossistica benigna

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L’orecchio interno è quella parte dell’orecchio dove risiede il senso dell’equilibrio.
All’interno di questa zona sono presenti gli otoliti. Si tratta di minuscoli cristalli di ossalato di calcio inglobati in una matrice gelatinosa contenuta nell’endolinfa dell’orecchio interno.
Spesso però questi “sassolini” nell’orecchio a causa di traumi, infezioni, interventi chirurgici o altri danni, possono staccarsi e viaggiare nei canali semicircolari dell’orecchio.
In tal caso, si ha sviluppa una patologia che prende il nome di VPPB (vertigine posizionale parossistica benigna).
La sensazione indotta dalla VPPB è una vertigine intensa e improvvisa, che insorge generalmente quando si passa da una posizione distesa a una posizione eretta, e viceversa. Generalmente, è di durata breve, anche di pochi secondi. Capita di avvertirla soprattutto di notte, quando si cambia posizione in direzione del lato dell’orecchio coinvolto.
Sebbene non si tratti di una patologia grave, la vertigine posizionale parossistica spaventa sempre molto chi ne soffre, per il suo esordio improvviso e violento e perché la sensazione di malessere e rotazione che provoca è molto intensa, anche se il paziente non riesce a comprenderne la causa.

La diagnosi di VPPB viene effettuata durante una visita ORL attraverso la rilevazione dei sintomi.
La terapia più efficace contro la vertigine posizionale parossistica benigna non prevede l’uso di farmaci: trattandosi di un problema di natura meccanica, l’uso di farmaci anti-vertiginosi è essenzialmente inefficace.
In genere lo specialista procede alla cosiddetta manovra liberatoria. La manovra dei sassolini nell’orecchio consiste nel far eseguire al paziente alcuni movimenti della testa e del corpo che seguono una loro sequenza specifica, allo scopo di indurre gli otoliti ad uscire dall’ampolla in cui sono incastrati.
Nei casi in cui non si riesca a far fuoriuscire gli otoliti attraverso le manovre, prima di ricorrere all’intervento chirurgico, è necessario che il paziente effettui nuovi esami di approfondimento.

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