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Relazione tra Long Covid e perdita uditiva
Ecco un riepilogo aggiornato della relazione tra Long COVID (ossia i sintomi persistenti dopo l’infezione da SARS‑CoV‑2) e la perdita uditiva, con cosa sappiamo, incertezze e implicazioni pratiche.
Cosa suggerisce la letteratura
- Diversi studi riportano che disturbi uditivi (perdita dell’udito, ipoacusia, acufeni) sono segnalati fra i pazienti che hanno avuto COVID-19 e – in alcuni casi – persistono nel tempo.
- Un’analisi sistematica ha trovato che, in 16 studi selezionati, tutti identificavano un’associazione tra l’infezione da SARS-CoV-2 e disturbi audiovestibolari o uditivi persistenti.
- Uno studio osservazionale su 225 pazienti con perdita del gusto/olfatto durante COVID ha trovato che 10,7 % segnalava perdita dell’udito e 16,4 % acufeni. Dopo in media ~266 giorni dall’inizio dei sintomi, solo 2 su 17 con perdita uditiva avevano pieno recupero.
- Uno studio su 58 pazienti con “post-COVID” ha trovato, tramite test audiometrici, che il 65,5 % aveva perdita uditiva neurosensoriale (sensorineural hearing loss) di vario grado.
- Un altro studio ha rilevato che in un campione con long COVID, il 15,3% segnalava perdita dell’udito e il 26% vertigini.
- Ricerche su tessuto dell’orecchio interno suggeriscono che SARS-CoV-2 potrebbe infettare o danneggiare strutture dell’orecchio interno.
Meccanismi plausibili
- Danno diretto al sistema uditivo (orecchio interno, coclea, nervo acustico) indotto dal virus o dalla risposta infiammatoria.
- Influenza su circolazione, microvascolarizzazione dell’orecchio interno: l’orecchio interno è particolarmente vulnerabile.
- Effetti secondari: affaticamento, infiammazione cronica, alterazioni neurologiche che rendono la percezione uditiva meno efficiente.
Quali sono le incertezze
Causalità non dimostrata: Uno studio di “Mendelian randomization” (che tenta valutare se vi sia un effetto causale genetico) ha concluso che non esiste un’associazione causale robusta fra COVID-19 (o la sua gravità) e la perdita uditiva nelle popolazioni europee e asiatiche.
→ Ciò suggerisce che le osservazioni possano essere influenzate da fattori di confondimento (es. predisposizione, età, altre patologie) e non da effetto diretto del virus per tutti.
Variabilità e limiti degli studi
Molti studi sono di dimensioni ridotte o si basano su questionari/autosegnalazioni, piuttosto che su valutazioni audiometriche sistematiche.
I tempi di follow-up variano, e non è ancora chiaro quanto possano recuperare gli individui e in quali casi.
Alcuni studi non trovano effetti duraturi: ad esempio, uno studio su 31 pazienti con COVID lieve/moderato ha rilevato che i sintomi uditivi si risolvevano entro 2-8 giorni e non vi erano differenze significative nei test audiometrici dopo la guarigione.
Cambridge University Press & Assessment
Eterogeneità clinica: Non tutti i pazienti con long COVID presentano perdita uditiva, non è chiaro chi sia più a rischio, e i meccanismi esatti non sono ancora definiti con certezza.
Quali sono le implicazioni pratiche
Se hai subito un’infezione da SARS-CoV-2 e stai sperimentando perdita uditiva, acufeni, sensibilità al suono o difficoltà uditive che persistono oltre il periodo acuto, è ragionevole consultare un otorinolaringoiatra (ORL) o un audiologo per:
- Una valutazione audiometrica completa (es. audiometria tonale, emissioni otoacustiche, potenziali evocati uditivi)
- Valutare se c’è un danno cocleare o neurosensoriale, e avviare eventualmente un trattamento precoce
- L’intervento precoce può essere importante: per alcune forme di perdita uditiva neurosensoriale acuta, la tempestività di trattamento (es. steroidi) migliora le chance di recupero, anche se non è specificamente studiato nel contesto di long COVID.
- Monitoraggio: Se la perdita uditiva persiste, è utile un follow-up periodico per valutare evoluzione, recupero o necessità di ausili acustici.
Cosa resta da chiarire / domande aperte
- Qual è l’incidenza reale della perdita uditiva nei pazienti con long COVID (versus popolazione generale)?
- Quali segmenti di popolazione sono a maggior rischio (età, gravità della COVID, comorbidità, varianti del virus, vaccino, ecc.)?
- Quali sono esattamente i meccanismi patologici (virali diretti, vascolari, infiammatori, neurologici) e quali protocolli terapeutici sono più efficaci in questo contesto?
- Quanto recupero è possibile e quali fattori predicono un buon esito?
- Qual è il ruolo della prevenzione (vaccinazione, protezione uditiva, ecc) rispetto alla perdita uditiva post-COVID?
